17-febbraio giornata della memoria dei cattolici

Nei grandi giardini lungo la Vistola che passa per Varsavia, un parco dedicato a Niccolò Copernico.

È caratterizzato da un’atmosfera la cui composizione stechiometrica è totalmente differente dalle nostre: si respira solo cultura, cultura senza proclami, senza celebrazioni, senza protagonismi.

Questa è la vera e unica differenza tra noi e loro.

Due dischi parabolici di pietra, posti a circa 50 metri, interessano tutti i bambini e gli adulti, che incominciano a vivere un esperimento fisico, il citofono senza fili, senza formule, senza lezioni e senza storia.

Si è immersi nella vera atmosfera scientifica: la coscienza di essere immersi in un esperimento fisico.

Questa coscienza ispira l’amore per la scienza e le sue leggi naturali, non le prediche scolastiche.

Oltre 4 secoli fa, un dominicano nativo di Nola, di cui provvisoriamente è utile non fare il nome, per dissociarlo dalla falsa memoria che se ne ha nell’inconscio collettivo, che stoltamente lo definisce filosofo, aveva lo stesso atteggiamento nei riguardi della fisica che ha avuto Copernico, nato 75 anni prima di lui.

Copernico, già orfano, sotto le cure dello zio vescovo, divenne canonico Agostiniano, studiò astronomia nella grande università di Cracovia.

Successivamente venne in Italia a studiare diritto a Ferrara, ma nell’intento di avvicinarsi al famoso astronomo Novara, riuscì ad entrare nelle sue grazie e fu da questi indirizzato nell’approfondimento dell’astronomia, giungendo poi sino a tenere lezioni scientifiche nella stessa Roma.

Tornato in Polonia produsse il famoso “De revolutionibus orbium coelestium”, che destò l’interesse di tutte le migliori menti europee, incluse quelle cardinalizie romane.

Si salvò dalle persecuzioni della S. Inquisizione grazie alla sagacia di veri amici, che prospettarono i suoi studi come un semplice esercizio matematico di geometria, applicato al moto dei pianeti, e non ad una posizione filosofica antitolemaica.

Tre anni dopo la sua morte, nacque a Nola il nostro frate dominicano: Filippo Bruno, poi detto Giordano.

Non ritengo opportuno riassumere la vita e le opere né di Giordano Bruno, né del Copernico, ma nel desiderio di ricordare questo scienziato, mi preme evidenziare una naturale congettura: egli sicuro fu un precursore di Einstein, ed entrambi sono annoverabili come veri filosofi moderni.

Se Leonardo e poi Galilei sono a buon ragione ritenuti scienziati e non filosofi, Giordano Bruno e Einstein sono prima di tutti veri filosofi, ma di una filosofia differente: quella scientifica.

Entrambi si son distinti per la loro forza di pensiero, sintetizzabile nel loro esercizio della sperimentazione mentale.

Entrambi, senza laboratori strumentali, compirono esperimenti mentali, mandando in frantumi, il primo la geometria mentale aristotelica e tolemaica, il secondo quella newtoniana.

L’effetto dirompente di questi esperimenti mentali fu, ed è ancora micidiale: ruppero l’architettura mentale del tempo, penetrando a spezzare qualunque sicurezza interiore, entrando nella “carne viva” dell’anima e minando le fondamenta delle basi della Romana Chiesa il primo, mentra il secondo, distruggendo completamente le fondamenta sulla roccia della Fisica classica.

Oggi possiamo sorridere, ma l’effetto fu al tempo maggiore di qualsiasi bestemmia o di profanazione di luoghi sacri, cosa che in chiave moderna è possibile osservare negli oppositori antirelativisti, a iniziare da Quirino Majorana, grande fisico italiano.

Giordano Bruno indagò con i suoi esperimenti mentali il concetto di universo infinito, eliminandone un punto privilegiato di riferimento, ritenuto prima da Aristotele e poi dalla S. Romana Chiesa, il centro della Terra.

Questa operazione mentale è esattamente il preludio della relatività einsteniana: l’eliminazione di sistemi di riferimento privilegiati.

Le conseguenze filosofiche e fisiche furono e lo sono ancora incredibili, tanto da essere state osteggiate anche oggi dall’ex Papa Ratzinger, oppositore del relativismo.

Il fatto è che gli esperimenti mentali dei due grandi scienziati vanno prima letti bene, poi compresi ed infine digeriti.

La relatività ristretta non ha nulla a che vedere col relativismo, avendo eliminato sistemi di riferimento privilegiati, e di contraltare scoperto meccanismi geometrici che individuano le vere grandezze invarianti, che vanno osservate dalla mente in una dimensione superiore.

La serie degli infiniti di Giordano Bruno e il cronotopo di Albert Einstein sono due concetti invariantivi e non relativi!

Oggi, tutti i cattolici, dovremmo iniziare davvero la penitenza del digiuno totale, per ricordare come uno scienziato italiano venne bruciato vivo da cattolici, seguaci di Cristo, emblema della pace, dell’amore totale e oppositore di ogni sacrificio umano e animale.

Nelle chiese e nella Cattedrale sarebbe davvero un grande gesto di umiltà se, a partire dagli alti prelati, per finire con l’ultimo parroco, si facesse un mea culpa sincero e totale.

A volte è più facile comprendere le cose andando direttamente alla fonte.
Anzi, direi sempre.
Chi infatti si dedica a spiegare e a diffondere le teorie o il pensiero di un artista, o un musicista, o uno scienziato, altro non può e sa fare che diffondere il proprio pensiero e le proprie interpretazioni.
Sorge allora e proprio per questo motivo la matematica, linguaggio universale che consente di parlare la stessa lingua.
Nel caso in esame, consiglierei di leggere “la cena delle ceneri”, ed.
A pag. 120 in poi sono magistralmente descritti i 4 moti della terra: rotazione diurna, rivoluzione annuale, la precessione degli equinozi, inversione dei poli magnetici e geografici, moto del sole rispetto alle costellazioni!
A pag. 121 viene descritta la durata dell’anno solare rispetto all’Almagesto di Tolomeo, confrontandola con quella di Alfonso il saggio, re di Castiglia, che redasse le Alfonsine dopo aver speso 40’000 ducati, avendo commissionato un poderoso studio agli scienziati arabi ed ebrei , infine con quella di Copernico, di cui possedeva copia del suo trattato “De revolutionibus orbium coelestium”, che trova a Roma alla Biblioteca Casanatense, che prende il nome dal cardinal Casanate, il capo del Tribunale dell’Inquisizione che nell’anno 1600 condannò Giordano Bruno al rogo.
Ma ancora più impressionante è la demolizione delle stelle fisse e l’ipotesi di mondi paralleli.
Insomma, alla fine quello che resta di sicuro è la nostra totale ignoranza e ingenuità nei riguardi dello stato dell’arte dei dotti rinascimentali, ben consapevoli di molte realtà scentifiche, cardinali compresi.
E’ quello che succede per esempio oggi nei regimi dittatoriali in cui tutti sanno come stanno le cose, ma proibito è esagerare, perchè i reggenti limitano la cultura per tema di perdere potere e credibilità.
Questo succedava con l’Inquisizione, sicuramente consapevole del fatto che fosse la Terra a girare attorno al Sole e non viceversa.
Sotto Clemente VIII il cardinale Roberto Bellarmino, oggi dichiarato santo, si prodigò a convincere Bruno ad abiurare dalle sue 8 tesi eretiche, ma Bruno non si arrese di fronte alle ultime due e preferì la morte.
Jorge Mario Bergoglio fu nominato cardinale da papa Giovanni Paolo II con il titolo di San Roberto Bellarmino.
Interessante allora sarà le intenzioni dell’attuale papa circa le nuove concezioni fisiche dell’universo e le conseguenti teleologiche e teologiche alla luce delle teorie dei novelli Giordano Bruno.
Interviene l’ing. Giorgio Coniglione da Montreal con questo commento:
L’articolo provocatorio dell’ingegnere Renato Cappellani, merita una opportuna riflessione e l’apprezzamento di chi, come me, ne condivide il contenuto e l’invito a fare ammenda, di alcuni tragici errori della storia, “per non dimenticare”.
Per quanto mi riguarda, non vedo niente di grave nelle diversità tra popoli e nei luoghi, men che meno nelle differenze tra popolazione Polacca e Italiana, figurarsi poi tra i parchi di Varsavia e le ville di Catania.
Pertanto, senza mancare di riguardo ad alcuno, accetto l’ineluttabilità del “ciascuno ha il suo”.
Nella fattispecie, “Il mio” ovvero “il nostro” è Catania e ammetto che l’atmosfera di questa città non è proprio quella di Varsavia e che le occasioni che ispirano l’amore per la scienza sembrano alquanto sedate.
Con questo non voglio disilludere l’amico ingegnere Cappellani anzi credo che la sua provocazione non cadrà nel vuoto e nutro una certa fiducia nel fatto che la sua dotta riflessione, al riguardo di uno dei più gravi peccati dell’umanità, sull’indottrinamento delle masse, scuota qualche coscienza.
Richiamare, quindi, alla memoria: Copernico, Giordano Bruno, Einstein, per essere stati artefici e colpevoli d’aver sconvolto gli edifici intellettuali del loro tempo, attraverso le proprie sperimentazioni mentali, serve bene a meditare sulle colpe ben più gravi di chi ha inteso ed intende salvaguardare il bene collettivo attraverso il supino e acritico apprendimento di ogni informazione ed ancor più delle scienze.
A questo punto però, la mia posizione diverge da quella del mio amico in quanto la penitenza che egli richiede ai cattolici la vorrei estesa a tutti coloro i quali fanno uso scriteriato ed opportunistico di qualsiasi dottrina.
Giorgio Coniglione
 Doverosa la mia risposta :
Solo ad uno sprovveduto sfuggirebbe una rara e difficile componente dialettica utilizzata nella tortuosa ma fiorita strada intrapresa dall’ing. Giorgio Coniglione nel controbattere alla mia riflessione: per gli addetti ai lavori, trattasi dell’arte del “discettare”., poco nota a queste latitudini.
Quest’arte segna uno spartiacque da chi discute per polemizzare, per prevaricare, per mettersi in mostra, per dire e non dire nulla, per fare il copia incolla, da chi invece si abbassa ad assaggiare la mela, metà marcia e metà sana, del suo interlocutore, enon si scaglia sulla metà marcia, ma con spirito liberale e costruttivo, pur con sottile ma non tossica ironia, aggiunge tra le righe qualcosa di essenziale alla primitiva riflessione, senza porsi in contraddizione.
Non deve sfuggire allora la sua capacità di contrapporsi in frontale apparenza, sol per prendere la rincorsa e spingere il carro, tutti nella medesima direzione: il carro della saggezza e della verità scientifica.
Naturalmente senza la dovuta apparecchiatura messa a disposizione da questa testata, la cosa resta all’intorno di 2 o 3 mattonelle, del resto insozzate, dei marciapiedi di catania, sì perchè altrove sui marciapiedi ci si potrebbe mangiare, mentre qui solo vomitare.
Dettaglio:
E’ già tanto che in non sprovveduti si possano contare sul palmo di una sola mano, servendo le altre 15 dita a fare la conta per dozzine di altre numerose stirpi.
Non resta che questa triste conclusione, con la speranza che qualche attuale Massone trovi il tempo di ricordare il grande Giordano Bruno, un tempo tanto venerato:

Giordano Bruno massone?

Davvero desolante che nessun massone qui si sia esposto per ricordare, come i veri Massoni di un tempo, l’immane figura di Giordano Bruno.
Questa è la misura.
Einstein e i suoi seguaci avrebbero detto: il tensore metrico della cultura dei massoni locali: un tensore simmetrico, perfettamente diagonale.
In termini pedestri: la misura odierna qui è zero, anzi inesistente.
Bruno fu il primo grande ateo scientifico, con tendenze ermetiche, ma non tanto ideologiche, quanto deduttive.
Ebbe e proclamò l’intuizione dell’eterno esercizio della materia-energia, in continua e irreversibile trasformazione.
Eqli fu il vero antiCristo, non nel senso umano o etico, ma nell’unico senso che gli stava a cuore: la logica.
Per lui era impossibile che l’Infinito si fosse introdotto nel finito e per questo motivo rifiutò la Trinità divina.
Nemmeno si profuse a darvi una interpretazione tensoriale:
vedere Dio come un Tensore, osservabile in tre componenti, ognuna di loro equivalenti, ma dedicate al mondo in modi differenti, pur sincroni.
La sua logica matematica pura era tale da aver scardinato qualsiasi incrongruenza logica.
Preferì egli morire bene, senza pregare il Padre e per questo dileggiò il Cristo.
Cari Massoni, se esistete, rispondete.
A Giordano Bruno dovete moltissimo, direi tutto.
Se al suo nome si inchinarono i grandi, del calibro di Keplero, e non Galilei, vorrà dire ben qualcosa.
Tra le stirpi dei nostri attuali politici, l’unico che parzialmente gli si può accostare è Giacinto Pannella.    Renato Cappellani